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| La
classificazione dei formaggi |
| E
possibile distinguere i formaggi in base a diversi
elementi che, opportunatamente associati, possono
fornire le informazioni essenziali per comprendere
la natura stessa di ciascun formaggio. Sinteticamente,
si può cercare di classificare i formaggi: |
| secondo
la provenienza del latte animale,
per cui si distinguono in pecorini, vaccini, caprini
e bufalini. In questo senso, considerate le caratteristiche
organolettiche dei diversi tipi di latte, si può
anche capire lintensità del sapore
del formaggio ottenuto, con le note più
decise nei caprini e nei bufalini; |
| secondo
il trattamento tecnologico e la consistenza finale;
distinguendoli in formaggi a pasta molle (con
una quantità di acqua
al di sopra del 40%, come il Quartirolo, il Taleggio
e il Gorgonzola), formaggi a pasta filata (come
la mozzarella di bufala o il Ragusano), formaggi
a a pasta semidura (come il Caciocavallo o il
Provolone) e formaggi a pasta dura (come molti
dei pecorini o il Canestraio Pugliese), entrambi
con una quantità di acqua al di sotto del
40%; |
| secondo
il tipo di riscaldamento a cui è sottoposta
la cagliata, classificandoli
in formaggi crudi (dove la temperatura della cagliata
è al di sotto dei 38°C, quali il Fiore
Sardo, il Pecorino Siciliano o il Gorgonzola),
formaggi semicotti (temperatura della cagliata
tra 38 e 48°C, come lAsiago, la Fontina
o il Bitto) e formaggi cotti (qui la temperatura
della cagliata supera i 48°C, come nel caso
del Grana Padano, del Montasio o del Parmigiano
Reggiano); |
| secondo
il contenuto in grasso,
per cui si distinguono in formaggi magri (con
tenore in grasso inferiore al 20%, come certe
tome fresche),
formaggi semigrassi (tenore in grasso compreso
tra il 20 ed il 40%, come il Parmigiano Reggiano,
il Grana Padano, il Castelmagno o il Bra) e formaggi
grassi (il cui tenore in grasso è superiore
al 42%, tra i quali figurano molti dei formaggi
più diffusi, dalla Fontina, al Murazzano,
al Montasio); |
| secondo
il periodo di maturazione,
i quale comporta anche un cambiamento delle caratteristiche
chimiche ed organolettiche del formaggio (a prolungata
maturazione corrisponde una maggiore degradazione
delle proteine), tanto che si hanno formaggi freschi
(come la mozzarella di bufala, il Murazzano, la
Robiola di Roccaverano, la crecenza, , lo stracchino
o la ricotta, in genere ottenuta dal siero di
latte ovino e vaccino per acidificazione e riscaldamento
e, perciò, non considerata un formaggio),
mediamente stagionati e stagionati. Entrambe queste
tipologie sono spesso presenti in uno stesso tipo
di formaggio, tanto che si conosce, ad esempio,
lAsiago allevvo mezzano o vecchio,
oppure il Pecorino Toscano a pasta tenera (stagionato
per circa 3 settimane) e quello a pasta semidura
(dove la stagionatura non è mai inferiore
a 4 mesi). |
Tra
i procedimenti legati alla stagionatura rientrano
anche quelli tradizionalmente connessi allo sviluppo
di muffe particolari, che determinano la maturazione
fungina dei formaggi e la loro erborinatura,
ed attribuiscono al prodotto un sapore forte e,
spesso, piccante: tra questi, il più noto
è il Gorgonzola;
secondo lorigine e la provenienza geografica
per cui, fino al 1992, esistevano in Italia 20
formaggi a Doc (dallAsiago al Taleggio,
dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano, ai vari
pecorini, Romano, Toscano, Sardo e Siciliano),
ma dopo questa data, con lentrata in vigore
del regolamento (CEE) n. 2081/92, sono stati introdotti
nella nostra legislazione i prodotti a denominazione
di origine protetta (attualmente sono registrati
ben 32 formaggi e Dop italiani, uno con attestazione
di specificità e 2 le cui domande
sono in via di registrazione). |
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Campagna finanziata con il contributo dell'Unione
Europea e dell'Italia |
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