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Vinoè - Vitigni autoctoni
NEBBIOLO
Il Nebbiolo è il più importante vitigno rosso del Piemonte ed è la componente primaria in quattro docg della regione.
Sebbene alcuni sostengano che il Nebbiolo abbia avuto origine nelle zone collinose intorno alla città di Alba, documenti recenti risalenti al 1200 già lo vedono citato lungo la via Francigena che da Torino, attraverso la valle di Susa, saliva fino al Monginevro.
La presenza di tanti monasteri aveva favorito la coltura della vite poiché il consumo di vino dei viandanti era considerevole. Molto spesso commercianti e pellegrini che qui transitavano portavano con sé, quali merci di scambio, barbatelle di viti: tra queste, molto probabilmente, anche quelle di nebbiolo.
In effetti tuttora il raccolto ha spesso luogo verso metà Ottobre o anche a Novembre, quando la nebbia autunnale percorre le valli; proprio per questo si ritiene che l'origine del nome del Nebbiolo derivi da nebbia.
Il Nebbiolo è una varietà sensibile ed è estremamente esigente in termini di ambiente, terreno e clima.
Richiede zone elevate, siti non troppo aridi e una buona esposizione. Le zone, in cui viene coltivato con successo, si trovano nelle regioni più a nord dell'Italia: la Valle d'Aosta, la Lombardia e il Piemonte.
Le vigne più famose del mondo sono oggi in Langa. Qui il terreno è in massima parte calcareo, con aggiunte variabili di sabbia e creta. E questa è la zona dove vengono prodotti il Barolo, il Barbaresco, il Nebbiolo d'Alba e il Roero.
BAROLO
Agli inizi del secolo XIX, un eminente enologo francese, il conte Oudart, arrivò nella zona dietro invito della Marchesa Falletti di Barolo e del Conte di Cavour Camillo Benso, sindaco di Grinzane. Fu il tecnico francese a suggerire di vinificare il Nebbiolo "nello stile di Bordeaux".
Tutto ciò voleva dire secco e con un corpo ben definito, al posto delle versioni dolci e non concentrate, se non addiritura gasate che allora erano il risultato di pratiche vinificatorie aderenti al gusto locale.
La Marchesa e il Cavour, che sarebbe poi diventato il primo ministro d'Italia, si dedicarono pertanto alla creazione di un rosso corposo e longevo, l'antenato del Barolo del giorno d'oggi.
La zona del Barolo, al quale è stata attribuita la docg, si trova a sud del fiume Tanaro e comprende i comuni di Barolo, La Morra, Serralunga, Castiglione Falletto, Verduno, Grinzane Cavour, Monforte, Diano, Roddi, Novello e Cherasco.
Il Barolo è fatto al 100% con uve Nebbiolo e necessita di un minimo di tre anni d'invecchiamento, due dei quali in botte.
Inspirare profondamente da un bicchiere di Barolo è un'esperienza inebriante. Il suo profumo sa di corroborante frutta sotto spirito, attraversata da sentori di liquirizia e rosa selvatica. Sul palato lascia una potente mistura di saporosi frutti di bosco, more, ribes, mirtilli, tutti ben stagliati e circoscritti da un'acidità gustosa e dai tannini. La maggior parte dei vini Barolo raggiunge il suo apice cinque o sei anni dopo la vendemmia, anche se la tendenza oggi è di berlo giovanissimo. È qui si scontrano le diverse scuole dei produttori, ispirate dalla tradizione o da un mercato che ricerca nel vino un fruttato più giovane. Comunque sia, il Barolo di certi produttori e di certe annate eccellenti, può continuare ad evolversi per decine d'anni.
BARBARESCO
Negli ultimi anni del XIX secolo, Domizio Cavazza, il primo direttore della scuola enologica di Alba, comprò delle vigne in Barbaresco e cominciò a sperimentare nuove tecniche. La passione di Cavazza per i vini della zona lo portò a creare, nel 1893, la Cantina Sociale del Barbaresco, dando origine l'anno successivo ad un vino che prese il nome dal paese stesso. Questo fatto segna la data di nascita del Barbaresco come vino importante.
Tuttavia, per molti anni, il Barbaresco continuò a vivere all'ombra del Barolo.
Alla fine degli anni '70 il Barbaresco è stato portato da un famoso produttore della zona all'attenzione internazionale. Adesso si può ritenere che il Barolo e il Barbaresco si trovino allo stesso livello sul palcoscenico dei grandi vini del mondo.
Il Barbaresco ha ricevuto la docg nel 1980. Le sue vigne si trovano ad Est di Alba e comprendono i comuni di Barbaresco, Treiso, Neive e una piccola frazione di Alba, chiamata San Rocco Seno d'Elvio.
Questa zona è più secca e più calda di quella del Barolo. Il vino è fatto al 100% con uve Nebbiolo e viene invecchiato per due anni, di cui uno nel legno. I vini Barbaresco sono generalmente pronti da bere quattro o cinque anni dopo la vendemmia, anche se alcuni possono continuare ad evolversi per dieci anni o più. C'è chi sostiene che i vini Barbaresco siano più eleganti e morbidi del Barolo, ma questa affermazione dipende in gran parte dall'abilità del produttore.
Le altre docg del Piemonte sono a Nord.
Gli altri vini docg del Piemonte, che hanno come base il Nebbiolo, sono il Gattinara (docg dal 1990) e il Ghemme (dal 1997).
In queste zone, situate sulle colline novaresi e vercellesi, il Nebbiolo è conosciuto con il nome di Spanna. Il Gattinara, che prende il nome dal paese, è fatto con uve Nebbiolo, con l'aggiunta facoltativa di piccole percentuali (massimo 10%) di Bonarda di Gattinara e Vespolina, e deve essere invecchiato per tre anni.
Quando è stato invecchiato per più di quattro anni e la sua gradazione minima è di 13 gradi, il vino può essere etichettato "riserva".
Il Gattinara tende a essere morbido sul palato, con un elegante aroma di fiori. È normalmente pronto da bere quando viene messo sul mercato, ma le versioni di buona fattura continuano a mantenersi intatte per altri dieci anni.
Il Ghemme prende anch'esso il nome dal paese ed è fatto con un minimo del 75% di uve Nebbiolo, con l'aggiunta facoltativa di Vespolina e/o Uva Rara. Viene invecchiato per tre anni, di cui venti mesi nelle botti.
Se il vino è stato invecchiato per un minimo di tre anni, di cui 25 mesi nelle botti e ha una gradazione minima di 12,5°, può essere etichettato "riserva". Anche il Ghemme può essere veramente raffinato, se proviene da un produttore di talento. Si presenta rosso granato, con profumo caratteristico di violetta. Il sapore è asciutto e sapido, con fondo gradevolmente amarognolo ed armonico. Con percentuali diverse di Nebbiolo e Spanna, tra le provincie di Biella, Vercelli e Novara si producono il Sizzano, il Lessona, il Bramaterra, il Boca e il Fara. Tutti questi vini sono a doc.
Nebbiolo e Roero
La doc Nebbiolo d'Alba copre una vasta area nella provincia di Cuneo.
Le versioni rosse e secche di questo vino, che deve essere invecchiato per almeno un anno, sono generalmente schiette e fruttate. Normalmente sono pronte da bere tre o quattro anni dopo la vendemmia.
La doc Roero ha come epicentro Canale, che si trova sulla sinistra del fiume Tanaro a una quindicina di chilometri da Alba.
Il Roero è un rosso fatto per il 95-98% di uve Nebbiolo, con la possibilità di aggiungere dell'Arneis, la varietà autoctona bianca con cui si fa la doc omonima. Questo Nebbiolo è più immediato ed è particolarmente morbido.
I NEBBIOLI ALPINI
I vini fatti con uve Nebbiolo, cresciute ad altitudini elevate, presentano una grazia ed eleganza straordinarie. Queste qualità sono forse espresse al meglio nel Carema doc.
La sua zona è composta da una stretta striscia di vigne ben esposte nei pressi del comune omonimo in provincia di Torino, ai confini con la Valle d'Aosta. Il Carema è fatto per il 100% con uve Nebbiolo e viene invecchiato per tre anni nel legno.
Quando viene invecchiato per un anno in più, può essere etichettato "riserva".
Il vino ha una pastosa acidità e sentori di fiori alpini con aromi di menta e catrame. Può essere bevuto da quattro a sei anni dopo la vendemmia.
Vicino al confine svizzero, nel nord della Lombardia, il Nebbiolo è conosciuto come Chiavennasca, un nome che deriva dall'espressione dialettale ciu vinasca, che si può tradurre "il meglio per il vino".
Il Chiavennasca è la varietà primaria della doc Valtellina e della docg Valtellina Superiore, le cui strette vigne terrazzate crescono in alto sui pendii alpini.
Il momento giusto per bere il Valtellina è da uno a tre anni dopo la vendemmia, mentre il Valtellina Superiore, che viene invecchiato nel legno per almeno un anno, può continuare ad evolversi per cinque o dieci anni.
Quest'ultimo appellativo ha quattro sottozone: Sassella, Grumello, Inferno (così chiamato per le alte temperature raggiunte nelle sue vigne) e Valgella.
Le fragranze di fiori e di erbe del Nebbiolo sono più che evidenti in questi vini che, con l'età, sviluppano sensibili sentori di mandorla e di nocciola.
Una specialità locale è il Valtellina Sforzato.
Per questo passito di Nebbiolo una parte di uve vengono raccolte prima della regolare vendemmia, per venire poi appassite con moderazione su tralicci fino alla fine di Gennaio. Dopo tre anni nelle botti, il vino è molto concentrato e la sua gradazione alcolica può raggiungere 14,5°.
La Valle d'Aosta che ha raggiunto con gli anni una giusta e meritata fama per l'eccellenza dei suoi vini, ha anch'essa le sue viti di Nebbiolo, qui noto come Picutener o Picotendre.
La Valle produce due vini a doc che hanno come base il Nebbiolo.
L'Arnad-Monjovet è fatto con un minimo del 70% di uve Nebbiolo, a cui possono essere aggiunte le seguenti varietà da sole o unite tra di loro: Dolcetto, Vin de Nus, Pinot Noir, Neyret e Freisa.
Questo vino deve essere invecchiato per almeno otto mesi e avere una gradazione minima di 11°. L'Arnad-Monjovet tende ad avere un aroma molto fresco. La sua preziosa ed elevata acidità si trasmette al palato, spesso si dispiega in una nota speziata di pepe nero e di more selvatiche.
Quando è stato invecchiato per un anno e possiede una gradazione minima di 12° e può essere etichettato come "superiore" o "supérieur".
Il Donnas è soprattutto Nebbiolo (85%), con la possibile aggiunta di Freisa e Neyret. Il vino deve avere una gradazione minima di 11,5° e venire invecchiato per due anni prima di essere messo sul mercato.
Il Donnas tende ad avere un colore ciliega rosso vivo. Un profumo di violette candite si mescola ad aromi di more selvatiche. Sul palato, la morbidezza e la pienezza del frutto, con il suo stuzzicante pizzico di pepe appena macinato, viene equilibrata da una pungente acidità.
NOTE SUL COLORE E SUL GUSTO
In genere tutti i vini da Nebbiolo, quando sono invecchiati bene, si presentano con un colore rosso vivo di media intensità e sfumature che spaziano dal granata all'arancio. Se il Nebbiolo viene invecchiato in botti nuove di rovere, il colore sarà più scuro. Quando si passa a percepirne il profumo, la prima sensazione sarà quella della freschezza, subito seguita da elementi più intensi, che possono includere le ciliege candite, le ciliege selvatiche, le prugne, le fragole e i lamponi. Ci sono anche toni sottesi di cioccolato, erbe, nocciole, liquirizia, cinnamomo e vaniglia. Con l'età, il vino sviluppa una più pronunciata tonalità arancio, con suggestioni di rose, viole secche, catrame e mandorle appena macinate, che si espandono più direttamente sul palato.
I nebbioli alpini hanno colore rosso ciliegia di media intensità.
Il corpo è morbido con profumo fresco e raffinato che ricorda le viole, i fiori alpini, i mirtilli, le more, la menta, con un sentore di catrame o pepe nero nel naso e sul palato.
SINONIMI
Sinonimi dei Nebbiolo alpini
Brunenta, Chiavennasca, Marchesana, Martesana, Melasca, Nebiolo, Picotener-Picotendre, Picoultener, Prunenta, Spanna.
| DOC E DOCG DA NEBBIOLO |
LOMBARDIA
Valtellina DOC, Valtellina Sforzato DOCG, Valtellina Superiore DOCG |
PIEMONTE
Albugnano DOC, Barbaresco DOCG, Barolo DOCG, Boca DOC, Bramaterra DOC, Canavese DOC, Carema DOC, Colli Tortonesi DOC, Colline Novaresi DOC, Colline Saluzzesi DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Langhe Nebbiolo DOC, Lessona DOC, Monferrato DOC, Nebbiolo d'Alba DOC, Pienerolese DOC, Roero DOCG, Sizzano DOC |
VALLE D'AOSTA
Arnad-Montjovet DOC, Donnaz DOC |
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