DOLCETTO
Qualcuno ritiene che il Dolcetto abbia avuto origine sulle colline del Monferrato. Proprio qui troviamo la prima citazione in una commedia astigiana dove una fantesca, tra le altre cose, chiede in cambio delle sue prestazioni un "dossèt" di Mongardino. Altri sono dell'opinione che il suo terreno di nascita sia stato la Liguria e che si sia fatto strada in Piemonte durante i numerosi scambi commerciali interregionali che hanno avuto luogo nel Medioevo.
Al di là delle sue origini, la zona di produzione di questa varietà è tuttora limitata al Piemonte e alle regioni confinanti della Liguria e della Valle d'Aosta. Il nome "Dolcetto", può portare confusione: infatti il vino non è dolce. Dolci sono invece gli acini che un tempo servivano addirittura per la cura dell'uva.
Il Dolcetto coltivato in montagna e in alta collina tende a produrre vini eleganti e delicatamente profumati, mentre il Dolcetto della pianura tende ad essere più robusto e ad avere una gradazione leggermente più alta. In genere i Dolcetto sono vini freschi, fruttati e fatti per essere bevuti tra i due e i quattro anni dalla vendemmia. Alcuni produttori, tuttavia, scelgono di fare vini più concentrati e adatti all'invecchiamento.
PIEMONTE
Prima dell'epidemia di fillossera, che, come sappiamo, lacerò le vigne europee alla fine del XIX secolo, il Dolcetto era considerato una delle più importanti varietà piemontesi e i suoi vini erano tenuti in alta considerazione. Tuttavia, nell'operazione di reimpianto, i vini Dolcetto furono spesso sostituiti con la varietà più produttiva del Barbera. È solo di recente che il Dolcetto ha cominciato a rivendicare la sua passata e insigne posizione. Ci sono in Piemonte ben sette doc di primo livello corrispondenti a sette territori; in provincia di Cuneo: il Dolcetto d'Alba, il Dolcetto di Dogliani, il Dolcetto di Diano e il Dolcetto delle Langhe Monregalesi; in provincia di Asti il Dolcetto d'Asti e in provincia di Alessandria, il Dolcetto d'Acqui e il Dolcetto d'Ovada. Ci sono poi le doc che fanno riferimento a territori più estesi. Abbiamo pertanto il Langhe Dolcetto, il Monferrato Dolcetto, il Colli Tortonesi Dolcetto e il Pinerolese Dolcetto.
La zona del Dolcetto d'Alba è di gran lunga la più vasta, con circa 1.660 ettari di vigne nell'area collinare intorno alla città di Alba.
I suoi vini hanno un grande corpo, succoso e pieno sapore di more.
Con un anno di invecchiamento e una gradazione minima di 12,5°, possono essere etichettati "superiore".
Il territorio del Dolcetto di Diano d'Alba o semplicemente Diano è limitato alla zona collinare dell'omonimo comune.
I suoi vini si caratterizzano per il profumo elegante e ls solida corposità e possono portare il nome della vigna (Sori) sull'etichetta.
Il Dolcetto di Dogliani tende ad avere una fragranza molto fruttata e un corpo morbido. Con un anno di invecchiamento e una gradazione minima di 12,5°, questi vini possono essere etichettati "superiore".
Il Dolcetto delle Langhe Monregalesi è una piccola doc posta sulle colline a ridosso di Mondovì. Si presenta rosso rubino vivo, con profumo vinoso, discreto corpo e moderata acidità.
Il Dolcetto d'Asti, prodotto in 24 comuni sulle colline del Monferrato, tende ad essere pronto e fruttato. Con un anno d'invecchiamento e una gradazione minima di 12,5°, può essere etichettato "superiore".
L'altra vasta zona coltivata a vite è quella del Dolcetto di Ovada.
Il suo territorio confina con la Liguria e include 22 comuni della provincia di Alessandria. Il Dolcetto di Ovada è ben strutturato e adatto all'invecchiamento. I suoi profumi rimandano a fragranze di mandorla e viola.
Il Dolcetto d'Acqui viene prodotto in 23 comuni della provincia di Alessandria. I suoi profumi hanno un deciso sottofondo floreale. Entrambi i vini hanno una gradazione minima di 11,5°.
Con un anno di invecchiamento e una gradazione minima di 12,5°, possono essere etichettati "superiore".
LIGURIA
In Liguria, il vitigno del Dolcetto ha il peduncolo rosso ed è noto come Ormeasco.
A causa delle differenze di clima e di terreno, i suoi raccolti sono inferiori a quelli del Piemonte e il vino che ne risulta tende ad essere molto secco e ben strutturato, con fragranze di bacche selvatiche, mirtilli, lamponi e persino accenni di pesca.
Il nome Ormeasco deriva dal paese di Ormea, che si trova nella zona di produzione doc della Riviera Ligure di Ponente, ai confini tra il Piemonte e la Liguria.
La versione superiore ha una gradazione minima di 12,5° e viene invecchiata per un anno. Nel caso di una buona vendemmia, questo vino può continuare ad evolversi per 10 o 12 anni.
Lo Sciac-trá Ormeasco è un vino fresco, profumato e corallino, che deve essere bevuto giovane. Il suo nome inconsueto è una chiara descrizione dei processi usati per fare un rosé. I grappoli vengono schiacciati e le bucce eliminate. L'Ormeasco Sciac-trá (chiamato anche Sciacchetrá) non deve essere confuso con lo Sciacchetrá delle Cinque Terre, che è un vino dolce prodotto da grappoli appassiti.
Il Dolcetto è una componente del Golfo del Tigullio Rosso. Questa zona, in cui si producono anche rosé e novelli, si trova sulle colline che circondano il porto di Genova. Qui il Dolcetto viene a volte mescolato con il Barbera per fare rossi morbidi, asciutti e ben strutturati.
VALLE D'AOSTA
Il Dolcetto è una componente minore di alcuni vini della Valle d'Aosta, inclusi il Chambave Rosso e l'Arnad-Montjovet.
NOTE SUL COLORE E SUL GUSTO
Nel colore c'è una prevalenza di fucsia su un profondo rubino. Il Dolcetto si distingue per il corpo morbido e i suoi eleganti profumi, che possono includere fragranze di bacche mature, more e, a seconda delle zone, anche richiami di fiori e di cioccolato.
Abbinamento con il cibo
Si abbina con paste e risotto con sughi di carne, fegatini e funghi ma anche con carni e verdure in umido e creme di formaggi. Nelle versioni più complesse, tipo quelle dell'Ovadese, si abbina con pollame nobile e con la selvaggina di pelo in salmì.
SINONIMI
Beina, Bignola, Bignonia, Cassolo, Dolcetta Nera, Ormeasco, Uva di Ovada, Uva d'Acqui, Uva del Monferrato.